Ratstail and Catstail

Sporobolus pyramidalis e africanus

Sporobolus pyramidalis e africanus

Ratstail Dropseed and Catstail Dropseed

Ordine: Cyperales
Famiglia: Poaceae
Genere: Sporobolus
Specie: Sporobolus pyramidalis e africanus

In safari siamo sempre attratti da scenari travolgenti, da tramonti magnifici o dai predatori in caccia e non si ha mai un particolare interesse a comprendere l’ambiente circostante. Eppure, proprio di fianco a noi, a pochi metri dal nostro fuoristrada, esiste un mondo che troppo spesso passa inosservato. 

Ci accontentiamo della foto al leone, di osservare qualche elefante con i piccoli, ma non diventiamo mai troppo curiosi di tutto il resto che è altrettanto sorprendente.

Le Poaceae, una famiglia di piante erbacee, ad esempio, hanno un’enorme importanza nell’economia della biosfera e sono alla base dell’alimentazione degli ungulati che si sono evoluti contestualmente.

Nei lunghi intervalli di un safari, durante la ricerca dell’ennesima zebra o giraffa, o semplicemente tra una sosta e l’altra, fatevi svelare le mille curiosità che sono accanto a voi.

Le sporobolus forse non saranno così attraenti, ma popolano molte lande e pianure incolte in buona parte dell’Africa orientale e meridionale e si spingono con notevole escursione altimetrica.

Devono il loro nome scientifico dal greco “σπόρος” (spora o seme) e “βόλος” (buttare) per le loro capacità di disperdere i semi nell’ambiente.

La Sporobolus pyramidalis, ( Catstail Dropssed )- nel South Luangwa National Park, in Zambia, è cercata soprattutto dal Bufalo e dal Cobo dall’ellisse che ne integrano la dieta.

La Sporobolus africanus ( Ratstail Dropseed )è addirittura curativa nelle ferite da morso di serpenti.

Spathodea campanulata: incantevole e fatale!

Spathodea campanulata

Spathodea campanulata

Ordine: Lamaiales
Famiglia: Bignoniaceae
Genere: Spathodea
Specie: Spathodea campanulata
(P. Beauvois)

L’albero dei tulipani o “tulipier du Gabon” come generalmente si definisce nell’Africa francofona, è sicuramente uno dei più incantevoli alberi delle foreste tropicali dell’Africa centrale.

Imponente e sempreverde raggiunge anche i 25 m. di altezza e deve la sua bellezza ai boccioli rosso-arancio.

Il nome scientifico deriva dal greco “σπαθη” (spada) e “οιδα” (idea, forma), cioè a forma di spada; il nome specifico “campanulata”, a forma di campana, si riferisce invece alla corolla.

E’ tra le 100 piante più infestanti del mondo, cresce rapidamente con radici poco profonde e per la sua magnificenza è considerata una delle piante ornamentali più ambite nei i giardini tropicali.

L’albero fiorisce una volta l’anno e i fiori vivono solo 3 giorni. Gli uccelli sono ghiotti del prezioso nettare o dell’acqua che nella notte rimane intrappolata.

Una volta caduti a terra, i bambini li usano come piccoli velieri in simpatiche regate nei piccoli ruscelli vicino ai villaggi o come strane “trombette” che spruzzano l’acqua.

Nella medicina tradizionale rimane un albero con notevoli proprietà guaritive, le foglie in infusione sono utilizzate per il trattamento della malaria, la corteccia viene bollita è usata come ipoglicemizzante.

I cacciatori utilizzavano un decotto velenoso fatto con i semi per ungere le loro frecce e trasformarle in un’arma fatale! © Stefano Pesarelli

Mlombwa (Pterocarpus Angolensis) – Jacq. 1763

African Teak
Classe: Magnoliopsida
Ordine: Fabales
Famiglia: Fabaceae
Genere: Pterocarpus
Specie: Pterocarpus Angolensis

Mlombwa in lingua Chewa indica una specie di albero delle famiglia delle Fabaceae, il Pterocarpus Angolensis diffuso nelle zone tropicali del pianeta. Prende il nome dalla particolare forma del seme, dal greco: “frutto alato” (Ptero=Alato e Karpus=frutto).

I bacelli sono alati, a forma di disco e ricoperti di spine con un diametro di 8-10 cm e contengono 1 o 2 semi. Solo il 50% dei baccelli contengono semi ed è difficile aprire i baccelli senza danneggiare i semi. La particolare forma permette al frutto di staccarsi dal ramo e “volare” anche per distanze di tre km e le spine di attaccarsi agli animali ed essere dispersi molto lontano.

L’aspettativa di vita è tra i 60 e i 90 anni, ma inizia a produrre frutti a circa 20 anni di età, e continueranno a produrre frutti fino a morire (Boaler 1966). I frutti vengono raccolti da terra in genere da agosto a ottobre. Cresce in Zimbabwe, nel nord del Botswana, Zambia, Malawi, Tanzania, Mozambico e Namibia dove le precipitazioni sono sopra i 500 mm all’anno e predilige pendii rocciosi e ben drenati.

Viene usato per il trattamento di numerose malattie in tutta l’Africa. La radice, fatta bollire è utilizzata per curare la malaria e la gonorrea (Palgrave 1988). La corteccia è usata come trattamento generale per mal di testa, dolori di stomaco, ulcere della bocca e a volte nelle giovani donne per abortire.

Molto resistente, forte, medio duro e compatto, è facile da lavorare, (Borota 1975) ed è fortemente sfruttato. Viene utilizzato come legno per mobili,barche, pali, e purtroppo come legna da ardere.

L’anacardio (Anacardium occidentale)

L’anacardio è classificato Anacardium occidentale nella famiglia delle Anacardiacee (inglese=cashewnut; portoghese=castanha de caju).

E’ un albero sempreverde tropicale molto simile al mango. Esotica ed importata dai Portoghesi dalle loro colonie brasiliane, la pianta raggiunge anche i 15 m di altezza e presenta foglie ovali, coriacee e fiori profumati e rossicci che crescono raggruppati. I frutti hanno alla loro sommità una noce della quale viene utilizzata solo la parte interna essiccata. La polpa del frutto è estremamente ricca di vitamina C e si possono bere succose spremute dalle proprietà diuretiche e depurative. I medici omeopatici ne  raccomandano la polpa o il succo nei trattamenti del diabete, eczemi o reumatismi. L’anacardio è ricco di aminoacidi essenziali ad alto valore proteico e potere energetico per cui non è consigliato a chi ha problemi di obesità. Un buon luogo dove comprarli è sulla direttiva Nampula – Monapo dove ragazzini attenti li vendono per strada a prezzi decisamente più bassi che in città e soprattutto lavorati naturalmente nei villaggi. © Francesca Guazzo Tratto da “Mozambico, un nuovo antico paese” ed. Polaris

Mozambico: le mangrovie

Con il termine Mangrovie si individuano svariate specie arboree o arbustive che crescono lungo le coste delle regioni tropicali e subtropicali o gli estuari di fiumi, su fondali bassi e fangosi, in acque fortemente salmastre: la mangrovia bianca (Avicennia marina), la mangrovia nera (Bruguiera gymnorrhiza) e la mangrovia rossa (Rhizophora mucronata).
Sono soggette a inondazioni periodiche, alle maree ed alle piogge e altamente specializzate a sopportare e anzi utilizzare a proprio beneficio l’acqua salata.
Uniche nel riuscire a germogliare in ambienti continuamente battuti dalle onde e dal ritmo delle maree. Le differenze tra esse sono dovute essenzialmente dalla permanenza delle radici nei terreni paludosi e dal loro contatto con l’acqua salata. Il 60-70 % delle coste tropicali è occupato da mangrovie dove le temperature ottimali per la loro presenza non sono inferiori ai 20°C. © stefano pesarelli Tratto da “Mozambico, un nuovo antico paese” ed. Polaris